IL FIGLIO DI SAUL

IL FIGLIO DI SAUL

Giovedi 28 - Venerdi 29 - Sabato 30 gennaio 2016

Spettacolo ore 21.15


Domenica 31 gennaio 2016

Spettacoli ore 18.00 - ore 21.15


Produzione: LAOKOON FILMGROUP

Distribuzione: TEODORA FILM

UNGHERIA, FRANCIA 2015 - 107 min


IL FIGLIO DI SAUL

  • Regia:László Nemes
  • Attori:
  • Géza Röhrig - Saul Ausländer,
  • Levente Molnár - Ábrahám,
  • Urs Rechn- Oberkapo Biederman,
  • Todd Charmont - Uomo con la barba,
  • Marcin Czarnik - Feigenbaum,
  • Sándor Zsótér- Dottore,
  • Jerzy Walczak- Rabbino del Sonderkommando,
  • Uwe Lauer- SS Voss,
  • Christian Harting- SS Busch,
  • Kamil Dobrowolski- Mietek,
  • Amitai Kedar- Hirsch,
  • István Pion- Katz, Levente Orbán- Vassili,
  • Juli Jakab- Ella

  • Sceneggiatura: László Nemes, Clara Royer
  • Fotografia: Mátyás Erdély
  • Musiche: László Melis
  • Montaggio: Matthieu Taponier
  • Scenografia: László Rajk
  • Costumi: Edit Szücs
  • Effetti: Barnabás Princz
  • Suono: Tamas Zanyi

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: HUNGARIAN NATIONAL FILM FUND, CLAIMS CONFERENCE.

- GRAND PRIX, PREMIO FIPRESCI E VULCAN AWARD OF THE TECHNICAL ARTIST (A TAMAS ZANYI) AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

- GOLDEN GLOBE 2016 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

1944. Nel campo di concentramento di Auschwitz, Saul Ausländer, prigioniero, è costretto a bruciare i corpi della propria gente nell'unità speciale Sonderkommando. Sente inevitabilmente il peso delle azioni che deve compiere, ma trova un modo per sopravvivere. Un giorno salva dalle fiamme il corpo di un giovane ragazzo che crede essere suo figlio e decide di cercare in tutto il campo un rabbino, che possa aiutarlo nel dargli una degna sepoltura.

CRITICA

"Rigore assoluto, massima concentrazione, angoscia vera e quasi insostenibile (...) nel 'Figlio di Saul' (...) il film resta sempre e solo su Saul, la sua ossessione, la sua missione, insomma la sua dimensione insieme limitata e rivelatrice. Tutto ciò che vediamo, sentiamo e intuiamo, lo facciamo attraverso di lui, e questo consente di fermarsi sempre sulla soglia dell'orrore assoluto e irrappresentabile, lasciando a noi il compito di immaginare, capire, connettere indizi e informazioni. Nella storia del cinema sulla Shoah, un punto di non ritorno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 maggio 2015)

"L'Olocausto raccontato da un insolito punto di vista (...). Il regista (...) adotta uno sguardo assai particolare per raccontare l'odissea del protagonista e il macabro 'dietro le quinte' dei campi di concentramento, (...). Per non guardare in faccia l'orrore da cui è circondato Saul e forse anche per non dover mettere in piedi costose ricostruzioni storiche, Nemes, la cui famiglia è stata in parte massacrata proprio ad Auschwitz, resta incollato al volto e alla nuca di Saul con inquadrature strettissime che tagliano fuori tutto ciò che gli sta intorno. Spesso quel poco che vediamo è pure sfuocato. Una scelta stilistica che diventa anche morale in un film da ascoltare più che da vedere, perché le urla spietate dei nazisti, le grida disperate degli ebrei nelle camere a gas, quelle arrivano forti e chiare. E il volto dell'attore protagonista, Géza Röhrig ci racconta tutta la disperazione e l'umanità che la macchina da presa non potrebbe restituire." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 15 maggio 2015)