LA PAZZA GIOIA

LA PAZZA GIOIA

MERCOLEDI 1 giugno

GIOVEDI 2 giugno

VENERDI 3 giugno

SABATO 4 giugno

DOMENICA 5 giugno

ore 21.30

Produzione:

MARCO BELARDI PER LOTUS PRODUCTION 8UNA SOCIETÀ DI LEONE FILM GROUP), CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON MANNY FILMS

Distribuzione: 01 DISTRIBUTION

ITALIA - 2016,  116 min


LA PAZZA GIOIA

Regia: Paolo Virzì

Attori:

Valeria Bruni Tedeschi - Beatrice Morandini Valdirana

Micaela Ramazzotti - Donatella Morelli

Valentina Carnelutti - Fiamma Zappa

Anna Galiena - Luciana Brogi coniugata Morelli,

Marco Messeri - Floriano Morelli,

Tommaso Ragno - Giorgio Lorenzini,

Bob Messini - Pierluigi Aitiani,

Sergio Albelli - Torrigiani dei Servizi Sociali,

Marisa Borini - Sig.ra Morandini Valdirana,

Bobo Rondelli - Renato Corsi


Soggetto: Paolo Virzì

Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Virzì

Fotografia: Vladan Radovic

Musiche: Carlo Virzì

Montaggio: Cecilia Zanuso

Scenografia: Tonino Zera

Costumi: Catia Dottori

Suono: Alessandro Bianchi


SELEZIONATO ALLA 48. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2016)


Beatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica, sedicente

contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella

Morelli è una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che

custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità

terapeutica per donne con disturbi mentali, entrambe classificate come

socialmente pericolose. La loro imprevedibile amicizia porterà a una

fuga strampalata e toccante, alla ricerca di un po' di felicità in quel

manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani.


CRITICA

"(...) non fatevi ingannare dalla foto col foulard e l'auto sportiva vintage, non sono le 'Thelma & Louise' all'italiana, dice Paolo Virzì. Tanto più che alla sua amica Francesca Archibugi, con cui ha scritto per la prima volta un film, la storia di quelle due donne che vogliono evadere dalla routine a bordo di una vecchia Ford non era nemmeno piaciuta. Se proprio non si può fare a meno di una citazione, a Virzì, questa ribellione alle regole che sprigiona energia, ricorda 'Qualcuno volò sul nido del cuculo'. (...) È la storia di un'amicizia imprevedibile, e di una fuga rocambolesca e toccante che all'inizio sembra poco più di una bravata. Un viaggio nei ricordi più dolorosi e nella libertà. Due donne così vicine e così diverse, separate, condannate, giudicate dal mondo; due solitarie che fanno un pezzo di vita insieme." (Valerlo Cappelli, 'Corriere della Sera', 7 maggio 2016)

"Paolo Virzì, quasi ad ogni film, continua a proporsi come uno degli autori più significativi del nostro cinema. (...) Arrivando adesso a questa «Pazza gioia», felicemente ambientato nella sua Toscana, mai vernacola semmai molto intimista, che riassume in tanti dei suoi meriti, sia da un punto divista narrativo sia finemente stilistico. (...) Virzì, con Francesca Archibugi, (...) ha costruito una storia fitta di sottili chiaroscuri in cui le psicologie di ciascuno sono sempre sottilmente analizzate perché ne scaturisca un clima che, pur asciutto, favorisce l'emozione ad ogni suo risvolto, e attorno lo stile di regia alterni con meditata sapienza il dramma e la commedia, le tensioni e le pause, mentre la luce generosamente diffusa su ogni momento dell'azione trascorre sicura dal solare al plumbeo grazie anche alla magia eterna dei panorami toscani. Vi corrispondono due attrici tra le migliori del cinema italiano, di oggi, Valeria Bruni Tedeschi sempre su di giri, Micaela Ramazzotti, sempre imbronciata, dolorosa e depressa. Un duetto da non dimenticare." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 maggio 2016)

"Ha tante anime e diverse letture questo road movie al femminile che parte dalla pazzia (ma esiste ancora una normalità?), incrocia commedia e dramma, per virare sul sentimento materno, in un viaggio che prova a raccontare (anche) le strutture psichiatriche post Basaglia e analizza, indirettamente (non sarebbe il solito Virzì), il ventennio berlusconiano. Non senza qualche punta acida verso l'ex Premier, per schiacciare l'occhio alla sua platea di riferimento di sinistra (tutti tengono famiglia) (...). La pellicola, però, la si ricorderà solamente per la bravura delle due protagoniste, tanto da far dimenticare velocemente questo suo marcare il territorio. Scritta a quattro mani dallo stesso Virzi e l'Archibugi, il film deve tutto alle interpretazioni di Valeria Bruni Tedeschi (soprattutto) e di Micaela Ramazzotti (l'attrice più brava, in Italia), impressionanti per capacità di immedesimarsi in due personaggi non facili, senza ricoprirli di retorica. Senza di loro, il giudizio non sarebbe così favorevole. (...) Virzì prova a raccontare, con progressista amarezza, il mondo di queste donne e la loro condizione, tracciando, ma solo nelle intenzioni, uno spaccato d'Italia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 maggio 2016)

"Piacerà perché è un elogio della follia come vorremmo che fosse. Un'evasione (senza terribili conseguenze) dalla dura realtà quotidiana. Perché Virzì tornato in gran forma (dopo il flop del suo musicarello). E la Bruni e la Ramazzotti esplodono con un talento di commedianti che solo Virzì (forse) aveva intuito in loro." ( Giorgio Carbone, 'Libero', 19 maggio 2016)

"La pazza gioia è forse l'emozione che ci si porta dietro dopo aver visto l'ultimo film di Paolo Virzì (...). Un film con il quale il regista toscano (...) riflette con sensibilità, umorismo e intelligenza sui labili confini tra sano e insano e ci invita a seguire le sue 'ragazze interrotte' e 'sbagliate' in un rocambolesco viaggio fisico ed emotivo in cerca di amore e libertà. Gran parte del merito va alle due straordinarie protagoniste, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti (...) dolcissime ed esilaranti creature (...).Beatrice e Donatella ci fanno ridere e piangere mentre affrontano i propri fallimenti, le paure e le ingiustizie, e tentano goffamente di rimediare agli errori commessi ricordandoci che la vita riserva sempre nuove, imperdibili occasioni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 maggio 2016)

"(...) un 'road movie' simpatico e toccante. Con un occhio a 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' (1975), Virzì porta sullo schermo una storia di donne graffiate dalla vita, sole, emarginate, che cercano insieme una via di riscatto. L'umorismo e la leggerezza non nascondono le ferite delle donne, tratteggiate con delicatezza e coraggio." (Dario Edoardo Viganò, 'Credere', 22 maggio 2016)