LO STATO CONTRO FRITZ BAUER

SABATO 25 giugno

DOMENICA 26 giugno

LUNEDI 27  giugno

ore 21.30

Produzione:

ZERO ONE FILM GMBH, IN COPRODUZIONE CON TERZ FILMPRODUKTIONS GMBH

Distribuzione: CINEMA

GERMANIA - 2015, 105 min


LO STATO CONTRO FRITZ BAUER


Regia: Lars Kraume

Attori:

Burghart Klaussner - Procuratore Generale Fritz Bauer,

Ronald Zehrfeld - Procuratore Karl Angermann,

Sebastian Blomberg - Kreidler,

Jörg Schüttauf - Collaboratore BKA Paul Gebhardt

Lilith Stangenberg - Victoria,

Laura Tonke - Signorina Schütt,

Michael Schenk - Adolf Eichmann,

Cornelia Gröschel - Charlotte Angermann,

Robert Atzorn - Padfre di Charlotte

Stefan Gebelhoff - Willem Sassen

Dani Levy - Chaim Cohn

Paulus Manker - Friedrich Morlach,

Götz Schubert - Presidente del Consiglio dei Ministri Georg August Zinn,

Gabriele Schulze - Margot Tiefenthal,

Pierre Shrady - Eberhard Fritsch

Matthias Weidenhöfer - Zvi Aharoni,

Nikolai Will - Procuratore Warlo

Rüdiger Klink - Autista di Bauer,

Fritz Bauer - Se stesso (immagini di repertorio, non accreditato),

Konrad Adenauer - Se stesso (immagini di repertorio, non accreditato),

David Ben-Gurion - Se stesso (immagini di repertorio, non accreditato)


Sceneggiatura: Olivier Guez, Lars Kraume

Fotografia: Jens Harant

Musiche: Kaiser Maas, Christoph M. Kaiser (Christoph Kaiser)

Montaggio: Barbara Gies

Scenografia: Cora Pratz

Costumi: Esther Walz

Effetti: Volker Lorig



PREMIO DEL PUBBLICO UBS AL 68. FESTIVAL DI LOCARNO (2015, SEZIONE 'PIAZZA GRANDE').

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Germania, 1957. Il Procuratore Generale di origine ebraica Fritz Bauer, sin dal suo ritorno dall'esilio in Danimarca sta cercando di portare in tribunale i responsabili dei crimini perpetrati dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando viene a sapere che l'ex tenente colonnello delle SS Adolf Eichmann si nasconde a Buenos Aires, Bauer, che diffida del sistema giudiziario tedesco, decide di contattare il Mossad, il servizio segreto israeliano. In questo modo, il procuratore rischia un'accusa per alto tradimento. A spingerlo, però, non è il desiderio di vendetta ma una sincera preoccupazione per il futuro della Germania.


CRITICA

"Un classico, con la voglia didascalica di un film tv, molto ben girato in cui si ammirano i chiaroscuri espressivi di Burghart Klaussner (...) e tutti gli altri che entrano nella sua vita pubblica e privata al centro di un film utile e moralmente di peso." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 aprile 2016)

"Il testo scritto da Lars Kraume e la regia con cui l'ha rappresentato non si discostano mai dalla realtà dei fatti, ma il film, pur documentando sempre tutto, trattandosi della ricerca di un assassino e della necessità di scoprire dove si nasconde, viene via via assumendo i modi quasi di un giallo, con tutte le tensioni, le ansie e le angosce necessarie. E questo pur lasciando che al centro pretenda spazi e attenzioni il personaggio del protagonista, quel Procuratore Generale che dopo tanti impegni coronati alla fine dal successo, si vede quasi tradito da quelli che in Germania avrebbero dovuto sostenerlo. Ne disegna le reazioni psicologiche un grande attore tedesco, Burghart Klaussner (...) la classica faccia che buca lo schermo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 aprile 2016)

"Sono tanti adesso i film che ci restituiscono la realtà del passato, thriller della memoria che raccontano storie vere, eventi epocali, col rispetto della verità e il fascino del cinema, noir avventurosi della nostra storia, della storia del mondo. 'Lo Stato contro Fritz Bauer' (...) ritorna sugli anni già prosperi della Germania fine anni 50, e sul rifiuto dei tedeschi di volerne sapere del loro tragico e colpevole passato, della guerra, dell'Olocausto, dei nazisti che ancora dilagavano ovunque. (...) Il fascino del film è dato soprattutto da Burghart Klaussner che interpreta Bauer: piccolo, corpulento con i capelli grigi sempre spettinati, un viso di sessantenne deciso e impegnato, dai rari ironici sorrisi, di poche parole, tagliente, intoccabile 'ossessionato', come dicono i suoi rivali, da questa molto fastidiosa smania di scovare gli ex nazisti, soprattutto il più criminale di tutti, Adolf Eichmann, responsabile della 'soluzione finale' (...)." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 25 aprile 2016)

"I nuovi cineasti tedeschi riscoprono le connivenze a lungo sepolte tra politica e nazismo, dopo la guerra (...). Un classico, con la voglia didascalica di un film tv, ma molto ben girato in cui si ammirano i chiaro scuri espressivi di Burghart Klaussner (...) e tutti gli altri che entrano nella sua vita pubblica e privata al centro di un film utile e moralmente di peso." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 aprile 2016)

"Chi ha visto 'Il labirinto del silenzio' lo ha già incrociato. È il procuratore che a fine anni 50 costrinse i tedeschi a riscoprire gli orrori sepolti dei lager. Qui però è tutta un'altra faccenda. Nel 'Labirinto', quasi un giallo all'americana, Fritz Bauer era la 'spalla' di un giovane procuratore ambizioso e ignaro. Qui domina un film molto più realistico che invece sembra un giallo tv teutonico, forse per fare breccia in casa. Il personaggio resta gigantesco. (...) 'Lo Stato contro Fritz Bauer' rievoca questa figura modesta e insieme titanica (grande apparizione iniziale del vero Bauer in tv) concentrandosi su un episodio preciso: la tenace caccia al nazista Adolf Eichmann (...). Da vedere e meditare. A lungo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 aprile 2016)

"Nient'affatto fascinoso nella sua testardaggine di ebreo omosessuale mosso da naturale sentimento di vendetta, il personaggio storico è impreziosito dalla recitazione del sottile e misurato Klaussner che esegue la sua missione sul filo di una detection lineare, concisa sia sul piano delle inquadrature che su quello delle ambientazioni. Il film funziona, però, solo nell'inseguimento atmosferico della cattiva coscienza tedesca aggiornata alle nuove condizioni etico-politiche perché, per quanto concerne il resto, tutto si riduce a un macchiettismo rozzo e fuorviante, visto che nella realtà il Male si materializza in ben più variegate e insidiose rappresentazioni." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 aprile 2016)

"La Germania tira fuori dall'armadio gli scheletri del suo controverso passato con un film che, analogamente a 'Il labirinto del silenzio', torna a parlare del clima di rimozione instauratosi nel Paese nel dopoguerra, vuoi per motivi di Realpolitik, vuoi per il comune desiderio di dimenticare. (...) Rifacendosi con rigore ai documenti, Lars Kraume ricostruisce in forma di dramma spionistico/legale la vicenda di come Bauer riuscì nel 1960 a stanare Eichmann in Argentina con la complicità segreta del Mossad: la pagina di storia rievocata è assai interessante, e il socialista ebreo-omosessuale Bauer impersonato con grinta da Burghart Klausner risulta davvero un gran personaggio. Peccato solo un certo schematismo di racconto e una certa rigidità di regia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 aprile 2016)

"Il film di Lars Kraume (...) ha (...) il grande merito di divulgare una storia poco conosciuta, dove i colpi di coda della storia e dei complici del nazismo sono proseguiti ben oltre la fine del conflitto." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 28 aprile 2016)

"Ben scritto e diretto da Lars Kraume (...)ricalca il filone processuale del Nazismo a cui appartengono 'II labirinto del silenzio' e 'The Eichmann Show'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 28 aprile 2016)



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