THE IDOL

THE IDOL

VENERDI 22 luglio

SABATO 23 luglio

DOMENICA 24  luglio

ore 21.30

Produzione: HANS DE WOLF, AMIRA DIAB, ALI JAAFAR, HANNEKE NIENS

Distribuzione: ADLER ENTERTAINMENT

GRAN BRETAGNA, QATAR, EMIRATI ARABI - 2015,  100 min


THE IDOL


Regia: Hany Abu-Assad



AttoriTawfeek Barhom, Ahmed Al Rokh, Hiba Attalah, Kais Attalah, Abdel Kareem Barakeh, Nadine Labaki, Ahmed Qasem, Saber Shreim, Dima Awawdeh
Sceneggiatura: Hany Abu-Assad, Sameh Zoabi
Fotografia: Ehab Assal
Musiche: Habib Shehadeh Hanna
Montaggio: Eyas Salman
Scenografia: Nael Kanj
Costumi: Hamada Atallah
Effetti: Filmmore




    PRESENTATO AL 33. TORINO FILM FESTIVAL (2015) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

 

 
 
 
 

Siamo a Gaza. Sinonimo di tanti conflitti, distruzione e disperazione, ma per Mohammed Assaf e sua sorella Nour, Gaza è la loro casa e il loro parco giochi. È dove, insieme ai loro migliori amici Ahmad e Omar, fanno musica, giocano a calcio e hanno il coraggio di sognare in grande. La loro band è alla buona, utilizzano vecchi strumenti musicali, ma nonostante tutto hanno grandi ambizioni. Mohammed e Nour desidererebbero cantare all'Opera Hall del Cairo; per raggiungerla sarebbe necessaria una vita intera, ma Mohammed scoprirà che per alcuni sogni vale la pena di lottare. Lungo la strada, Mohammed incontrerà la tragedia e proverà la solitudine. Il mondo che lo circonda andrà in frantumi. Nonostante tutto, comunque, Mohammed sa che la sua voce lo libererà dal dolore che lo pervade, e porterà a un popolo senza voce la gioia. Per pagarsi gli studi universitari canta ai matrimoni e guida un taxi. Anche quando l'assedio nel territorio di Gaza si intensifica, e si vive in una situazione sempre più minacciosa, Mohammed sa di avere un dono raro; con la sua voce può far sorridere e dimenticare i problemi e i dolori. Una ìsera, ecco la possibilità che il sogno si avveri: sente in tv che i provini per "Arab Idol", lo show più popolare nel mondo arabo, si svolgono al Cairo. I confini sono chiusi. Sembra non esserci via d'uscita. Ma la voglia di realizzare un sogno è più forte di ogni ostacolo... Ecco l'opportunità di cambiare la sua vita e dare a un popolo senza voce la più grande sensazione: la libertà di amare, vivere e sentirsi liberi. Ispirato all'incredibile storia vera di Mohammed Assaf.


CRITICA

"Una 'success story' dalla striscia di Gaza. (...) Un mélo irresistibile, zeppo di azione e figure memorabili, liberamente ispirato alla storia vera di Muhammad Assaf, il palestinese che nel 2013, a 22 anni, riuscì a fuggire da Gaza per andare al Cairo. Dove vinse il popolarissimo Arab Idol, versione araba di American Idol. Scatenando un'ondata d'orgoglio e di speranza senza precedenti nella storia di questa martoriata nazione che non ha un vero stato. Una 'success story' girata nella striscia di Gaza sembra una contraddizione in termini, anche se non mancano lacrime e sangue. Eppure è proprio quello che fa Hany Abu-Assad con questo film (...). Che cavalcando tutti i codici del cinema-cinema getta a mare vittimismo, pauperismo e altre zavorre per elaborare un'epopea quotidiana che mette finalmente in luce l'altra faccia della vita nei territori occupati. Non (solo) oppressione, guerra, emergenza permanente, ma sogno, speranza, riscatto, energia... (...) Detto così può suonare semplicistico. Sullo schermo la faccenda è molto più articolata. Abu-Assad non dimentica nulla. Ma lascia parlare le immagini, le strade distrutte, le facce degli adulti, che spesso hanno ben altro a cui pensare, le macerie in mezzo a cui i piccoli protagonisti si industriano per fare qualche soldo con cui comprare strumenti musicali. O magari volteggiano in acrobazie da parkour, trasformando quella desolazione in sfida e bellezza (il parkour è una disciplina molto praticata a Gaza, dove si carica di un potente significato politico). Niente a che vedere con 'The Millionaire' insomma (...) a cui spesso 'The Idol' viene accostato. Abu-Assad conosce profondamente e dall'interno il mondo che racconta. Anzi era l'uomo ideale per l'impresa (...) sa costruire personaggi memorabili e catturare l'attenzione a ogni scena. Cogliendo l'ironia dove meno te l'aspetti (...). Il resto lo fa la voce di Muhammad, che abbatterebbe le mura di Gerico. E gli occhioni di Nour, la sorellina maschiaccio che intuisce per prima il suo talento, così grandi e profondi che commuoverebbero i sassi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 aprile 2016)

"Dopo 'Paradise Now' e 'Omar', drammi focalizzati sul tema del conflitto israeliano-palestinese (entrambi candidati all'Oscar per il miglior film straniero), il regista di Nazareth Hany Abu-Assad sceglie con 'The Idol' la strada del romanzo di formazione, realizzando fra commedia e melò un'accattivante biografia di Muhammad Assaf (...) diventato simbolo di speranza per il suo popolo e ambasciatore «di buona volontà» per l'Unicef. (...) Con sicuro piglio di regia e calore umano, Abu-Assad trae suggestione dall'ambientazione in una terra da un lato aperta sul mare, dall'altro chiusa da chilometri di filo spinato, per raccontare di come l'arte possa rappresentare un'arma di riscatto senza spargimento di sangue; una forza unificatrice al di là delle differenze di idee e di bandiere. Del film sono soprattutto riusciti la prima parte che vola sui ritmi di insopprimibile vitalità dei ragazzini protagonisti; e il finale che, mescolando scene di repertorio e di finzione, mostra l'incontenibile tripudio dei palestinesi al momento della vittoria. Tawfeek Barhom incarna Muhammad in maniera introspettiva e delicata, ben intonandosi al carattere del suo sé bambino impersonato da Qais Atallah. Ma è la minuta, deliziosa Nour/Hiba Atallah - con la sua passione, la sua sensibilità e la sua determinazione a non arrendersi mai - a rubare la scena a tutti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 aprile 2016)

"Hany Abu-Assad è un grande regista. Ci vogliono talento, e tanto, e una sensibilità speciale per mostrare con l'evidenza della semplicità cosa significa vivere in un luogo senza orizzonte. Quali terremoti produce nella testa e sul corpo la frustrazione di non poter scegliere la propria vita, quanto sia pericoloso e devastante, come la ricerca di un antidoto può rendere deboli e furiosi, inebriati dai lavaggi del cervello più retrivi. E riuscirci con un cinema che rifiuta schematismi e semplificazioni ideologiche, vivo, commuovente, pieno di passione. (...) Abu-Assad non mostra il conflitto con Israele, le bombe, i soldati la radicalizzazione dei rapporti tra palestinesi stritolati tra le fazioni; tutto questo attraversa i vissuti dei suoi protagonisti e in esse diviene «reale», controcampo del quotidiano allo stato d'eccezione mediatico. E cartina emozionale della geopolitica, intima, profonda, in cui vengono registrati i cambiamenti e gli ostacoli di chi, come Mohammed, è giovane, vuole esistere, vorrebbe essere nel mondo. Abu-Assad come negli altri suoi film sceglie la commedia che mischia al melò, alla storia d'amore, al cinema «popolare»: si ride, si piange, ci si diverte, si fa il tifo. È come una canzone, e di vita ce ne è sempre tanta." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 14 aprile 2016)

"Vivessimo in un paese normale? In realtà non è cosi, proprio per l'eccezionalità di ciò che vi andiamo a raccontare: ma l'uscita nelle sale italiane di due film palestinesi nel giro di due mesi ci sembra una notizia straordinaria, che rende il nostro mercato cinematografico un po' meno provinciale del solito. In febbraio avevamo visto con piacere 'Amori furti e altri guai' (...): oggi segnaliamo l'arrivo di 'The Idol', film con una storia completamente diversa ma pur sempre proveniente da quel 'mondo a parte' che è la striscia di Gaza. Un mondo che irrompe nelle nostre case solo attraverso i telegiornali, ma nel quale nonostante tutto la gente vive, guarda la tv, ascolta canzoni, gioca a pallone. Certo, la morte è sempre in agguato e la rabbia è il sentimento dominante. Ma la vita continua, e in fondo è questa la vera notizia. L'uscita a distanza di poche settimane di questi due film è tanto più interessante, in quanto sia 'Amori furti e altri guai', sia 'The ldol' non sono né documentari né drammatici squarci della vita in trincea, né tantomeno film di guerra imperniati sul conflitto israelo-palestinese. Ovvio che la situazione politica di Gaza sia uno sfondo irrinunciabile, ma entrambi i film giocano con i codici del cinema popolare, si sporcano le mani con il genere. (...) 'The ldol' ha la struttura del musical, ma si rifà ai tantissimi film americani su personaggi che inseguono e ottengono il successo. L'American Dream, il sogno americano, diventa qui un 'Arab Dream' che parte dalla polvere di Gaza per realizzarsi tra i lustrini del Cairo. E curioso come entrambi i film, per la loro ambientazione così autentica e le facce spesso prese dalla strada, sembrino per noi italiani un ritorno alla gloriosa epoca del neorealismo. Ma poi, nel caso di 'The ldol', la modernità irrompe fragorosa, anche se non si può escludere che il regista (...) abbia dato in passato un'occhiata a 'Bellissima' di Visconti. Perché quella è la storia (...). Proprio perché racconta la storia di un trionfo,' The ldol' non può non essere un film in qualche misura convenzionale: le tappe sono obbligate, la certezza del lieto fine toglie qua e là suspence. Abu-Assad è un regista esperto (...) e conosce i suoi polli." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 14 aprile 2016)

"Gradevole melò da una storia vera, ambientato nella martoriata Gaza. (...) La sfida dei sogni impossibili alla dura realtà, un po' ingenua e zuccherosa, ma con una certa grazia e perfino un pizzico di suspense." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 aprile 2016)

"Storia di un sogno in condizione impossibile: diventare un cantante nella Striscia di Gaza. Nella presa diretta sulla realtà poverissima e disgregata dei giovani palestinesi, più dell'avventura personale conta l'ambientazione, gli scorci di società diffidente e priva di speranze, la pressione degli israeliani e l'isolamento dalla modernità. (...) la vicenda vera, ma piuttosto confezionata, della star Muhammad Assaf (...)." ('Nazione-Carlino-Giorno', 15 aprile 2016)

"È meraviglioso che la storia 'incredibilmente vera' di Mohammed Assaf sia diventata un film. Specie per mano di un sensibile regista come il suo connazionale palestinese Abu-Assad (...). Il biopic (...) è classico e appassionato: un film per emozionare e far comprendere una realtà che a noi europei è ancora troppo estranea." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 21 aprile 2016)