VOLEVO NASCONDERMI

VOLEVO NASCONDERMI

SABATO 15  AGOSTO
spettcolo ore 21.30

DOMENICA 16 AGOSTO
spettcolo ore 21.30

ANTEPRIMA NAZIONALE



Regia: Giorgio Diritti
Attori: Elio Germano - Antonio Ligabue, Oliver Ewy - Antonio Ligabue Adolescente, Paola Lavini - Pina, Gianni Fantoni , Duilio Pizzocchi , Pietro Traldi - Renato Marino Mazzacurati, Leonardo Carrozzo - Antonio Ligabue bambino, Orietta Notari - La Madre Di Mazzacurati

Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Tania Pedroni, Fredo Valla
Fotografia: Matteo Cocco
Musiche: Marco Biscarini
Suono: Carlo Missidenti


ITALIA  - 2020 - 120 min

Produzione: CARLO DEGLI ESPOSTI, NICOLA SERRA PER PALOMAR E RAI CINEMA

Distribuzione: 01 DISTRIBUTION

ORSO D'ARGENTO PER IL MIGLIOR ATTORE (ELIO GERMANO) AL 70. FESTIVAL DI BERLINO (2020).


Antonio è figlio di emigranti. Dopo la morte della madre viene affidato ad una coppia svizzero-tedesca ma i suoi problemi psicofisici lo porteranno all'espulsione. Viene mandato a Gualtieri in Emilia, luogo di cui è originario l'uomo che è ufficialmente suo padre. Qui vive per anni in estrema povertà sulle rive del Po fino a quando lo scultore Renato Marino Mazzacurati lo indirizza allo sviluppo delle sue naturali doti di pittore. 

 Nel 1977 fu Flavio Bucci, in quello che all'epoca si chiamava ancora 'sceneggiato televisivo, in tre puntate per la regia di Salvatore Nocita, a dare uno scossone al modo di raccontare biografie in tv interpretando proprio Ligabue. In una versione cinematografica accorciata aveva vinto al Festival di Montréal il Gran Premio delle Americhe e quello per la Migliore interpretazione maschile.

Non è difficile pensare che Elio Germano abbia avuto la consapevolezza di doversi confrontare con una prova d'attore che aveva segnato l'immaginario di una generazione. I confronti sono sempre complessi da affrontare ma in questo caso si può tranquillamente affermare che Germano non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Ha saputo fare 'suo' Ligabue offrendogli quella profonda sofferenza interiore che sa spesso conferire ai personaggi che gli vengono proposti sul grande schermo.

A venirgli in aiuto in questo caso è anche l'altrettanto profonda conoscenza del mondo rurale emiliano che Giorgio Diritti possiede e che sa infondere nelle sue opere quando è necessario. Perché, a partire da quel corpo che si nasconde sotto un indumento/corazza da cui fuoriesce uno sguardo in cui paura e curiosità per ciò che lo circonda si contrastano, Diritti, grazie alla prestazione di Germano, ci racconta una vita dolorosa che dà luogo a un'arte in cui la vivacità cromatica è coinvolgente.

Chiunque abbia visitato una mostra dedicata al grande pittore sa (e Diritti ce lo ricorda sui titoli di coda) quanto l'esplosione di forme e di colori ne costituisse il polo d'attrazione. Quasi che divenissero per lui strumento indispensabile per sfuggire alle sofferenze di un'esistenza marchiata dai disturbi mentali e dalla derisione.