TORO SCATENATO

LUNEDI 8  MAGGIO 2023
SPETTACOLO ORE  21.15

MERCOLEDI 10 MAGGIO 2023
SPETTACOLO ORE 21.15

EDIZIONE RESTAURATA


RASSEGNA CINEMATOGRAFICA SUGLI ANNI '80


Regia: Martin Scorsese
Attori: Robert De Niro, Cathy Moriarty, Joe Pesci, Frank Vincent, Nicholas Colasanto, Theresa Saldana, Mario Gallo, Frank Adonis, Joseph Bono, Frank Topham, Lori Anne Flax, Charles Scorsese, Don Dumphy, Bill Hanrahan, Rita Bennett, James V. Christy, Floyd Anderson, Johnny Barnes, Kevin Mahon, Luis Raftis, Beansy Thomas Lobasso, Peter Petrella, Geraldine Smith, Peter Savage, Sal Serafino Tomassetti, Mike Miles, Bill Mazer, Bobby Rings, Maryjane Lauria, Mardik Martin, Paul Forrest, Michael Badalucco, Linda Artuso, Bernie Allen, Jimmy Lennon Sr.
Sceneggiatura: Paul Schrader, Mardik Martin
Fotografia: Michael Chapman
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Produzione: Chartoff - Winkler Productions
Distribuzione: United Artists - Video e  Dvd: MGM Home Entertainment (Gli Scudi), Lucky Red (versione restaurata in 4k, 2023)

USA, 1980 - Durata: 129 min
Genere: Biografico, Drammatico


Toro scatenato è un film del 1980 diretto da Martin Scorsese.
New York, anni Quaranta. Jake LaMotta (Robert De Niro) inizia a tirare di pugilato nel Bronx, con il fratello minore Joey (Joe Pesci), che gli fa da manager. Jake è una persona irrequieta e i continui litigi violenti con la moglie lo portano al divorzio. Nel contempo nasce una storia d'amore con la bella Vickie Thailer (Cathy Moriarty), con cui si sposa e ha dei figli.
Purtroppo, anche con la nuova moglie il pugile dimostra la propria incapacità di contenere l’ira, che sfoga fisicamente e verbalmente, a causa della sua gelosia e per motivi quasi sempre futili.
In un continuo avvicendamento tra vita privata e pugilato, entrambi vissuti in maniera burrascosa e impaziente, Jake chiede al fratello di tenere d’occhio Vickie mentre lui è assente. Una sera, al nightclub Copacabana, Joey nota che la donna si sta intrattenendo con Salvy (Frank Vincent), uno scagnozzo del boss di quartiere, Tommy Como. Ne consegue una rissa che fa finire il mafioso all'ospedale.
Joey viene chiamato da Tommy e gli rammenta, in maniera più decisa e minatoria, che se Jake non si affida alla sua organizzazione, sottostando a qualche incontro truccato, non potrà aiutarlo a diventare lo sfidante ufficiale per il titolo di campione del mondo dei pesi medi. Dopo due anni, Jake conquista finalmente l'ambito riconoscimento. Nonostante la vittoria tanto desiderata, il pugile precipita in uno stato di paranoia, che investe gli amici e soprattutto il fratello, che sospetta vada a letto con la moglie. I rapporti con Joey si fanno sempre più tesi, sebbene lui abbia sempre fatto di tutto per aiutarlo.
Un giorno, scatenato da una battuta di Vickie, che esasperata dalla sua gelosia, si sfoga dicendogli che era andata a letto con Joey, Jake picchia brutalmente prima lei e poi il fratello davanti alla sua famiglia. Dopo l’accaduto, la donna decide di andar via con i figli. Il pugile si ritrova solo, faccia a faccia con il suo avversario di sempre, se stesso...

"Robert De Niro si è preparato al film in modo analogo a Christopher Reeves per 'Superman'. Per tre mesi, ogni mattina, ha fatto footing, salto alla fune, sollevamente pesi e pugilato autentico sotto la direzione di Jake La Motta medesimo. Al suo fisico incredibilmente asciutto ha agginto cinque chili, sei, di muscoli e nervi, dice l'ex campione, 'di acciaio come i miei'. Le riprese del quadrato tra l'anziano boxeur e il giovane divo sono state, riferiscono, uno spettacolo. De Niro ha imparato a tirare come un professionista colpendo spesso e duto, il suo grande maestro. Ma quello che ha stupito Jake La Motta è stato il modo con cui è entrato nel suo personaggio. 'Per questi tre mesi' - egli ha detto - 'si è praticametne installato a casa mia. Ha studiato i miei ritagli di giornali, le mie fotografie, parlato con tutta la famiglia, intervistato gli avversari di un tempo'. L'ex campione sostiene di non aver vissuto un'esperienza così traumatizzante 'neppure nel periodo in cui fui in cura da un formidabile psichiatra'. Martin Scorsese, che se potesse farebbe film solo con De Niro, spiega che l'attore, uscito dalla famosa 'Method Scool' di Strasberg, 'ritiene indispensabile conoscere anche l'aspetto fisico, le idiosincrasie esterne dei personaggi che sta interpretando'. Quando girò 'Il cacciatore', De Niro visse per qualche tempo con gli operai delle acciaierie di Pittsburgh e imparò ad andare a caccia al cervo sui monti Alleghenies. (...) Il film è ricco di pathos: La Motta, anch'egli italo-americano come De Niro, crebbe a Brooklyn in un rione detto la 'cucina dell'inferno'. Portò sul ring la furia, la volontà di emancipazione che avevano distinto la sua adolescenza." (Ennio Caretto, 'La Stampa')."Brodo di dado, ossia la maggiore delusione che ci abbia dato il regista americano Martin Scorsese dopo 'New York, New York': un film di due ore e otto minuti che sembra durare il doppio, una storia stanca e dispersiva, un ritratto di scarsa forza emotiva e di lieve spessore ideologico. Compiuto da Scorsese per rievocare il pugile italo-americano Jale La Motta, attivo negli anni Quaranta e Cinquanta, persino campione del mondo dei pesi medi, per cogliere nella sua ottusa brutalità il segno saliente di un'insicurezza, crudele e razzista, alimentata dalla miseria della Little Italy e dal miraggio della potenza. Cioè, sulla carta, un'altra tappa del cammino intrapreso da Scorsese per darci un'analisi sociopsicologica dell'ambiente dal quale egli stesso è uscito ma nei fatti una descrizione fiacca e letteraria, che non ci dice niente di nuovo, e dal punto di vista sportivo assai poco attendibile, giacché i suoi incontri di boxe sono condensati in scariche di cazzotti e in maschere sanguinanti (...). Nonostante gli Oscar che probabilmente prenderà, 'Toro scatenato' ha infatti una struttura narrativa e uno stile troppo più vecchi dell'età del regista, è corretto ma convenzionale nella pittura d'ambiente (con una musica di Mascagni poco adatta) e ci offre il ritratto di uno squilibrato che stinge nell'uggioso più che nel lirico-malinconico" (Giovanni Grazzini, 'Corriere della Sera')