IL MIO GODARD

IL MIO GODARD

MARTEDI 31  ottobre spettacoli ore 18.00  e 21.15

MERCOLEDI 1 novembre spettacoli ore 16.00 - 18.00  e 21.15

GIOVEDI 2 novembre spettacoli ore 18.00  e 21.15

VENERDI 3 novembre spettacoli ore 18.00  e 21.15

SABATO 4 novembre spettacoli ore 16.00 - 18.00  e 21.15

DOMENICA 5 novembre  spettacoli ore 16.00 - 18.00  e 21.15


 

Produzione: MICHEL HAZANAVICIUS, FLORENCE GASTAUD, RIAD SATTOUF PER LES COMPAGNONS DU CINÉMA, LA CLASSE AMERICAINE, FRANCE 3 CINÉMA, STUDIOCANAL

Distribuzione: CINEMA di Valerio De Paolis

FRANCIA - 2017, 102 min


Regia: Michel Hazanavicius

Attori: Louis Garrel - Jean-Luc Godard, Stacy Martin - Anne Wiazemsky, Bérénice Bejo - Michèle Rosier, Micha Lescot - Bambam, Grégory Gadebois - Cournot, Felix Kysyl - Jean-Pierre Gorin

Soggetto: Anne Wiazemsky - (autobiografie)

Sceneggiatura: Michel Hazanavicius

Fotografia: Guillaume Schiffman

Montaggio: Anne-Sophie Bion, Camille Delprat - (montaggio aggiuntivo)

Scenografia: Christian Marti

Costumi: Sabrina Riccardi

Effetti: Philippe "Falap" Aubry (Philippe Aubry)

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIAPZIONE DI: CANAL+, FRANCE TÉLÉVISION; CON IL SOSTEGNO DELLA RÈGION ILE-DE-FRANCE.

- IN CONCORSO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).

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Parigi 1967. Jean-Luc Godard, il cineasta più in vista della sua generazione, gira "La cinese" con la donna che ama, Anne Wiazemsky, più giovane di lui di 20 anni. Sono felici, innamorati, affascinanti e si sposano. Ma quando il film esce, l'accoglienza che riceve porta Jean-Luc a rimettere profondamente in discussione le sue idee. Il Maggio '68 non fa che amplificare il processo e la crisi che scuote Jean-Luc lo trasformerà radicalmente: da cineasta star ad artista maoista fuori dal sistema, tanto incompreso quanto incomprensibile.

CRITICA

"'Le Redoutable' ('Il formidabile') è ispirato al libro dell'attrice Anne Wiazemsky che tra il 1967 e il '69, prima di lasciarlo esasperata, fu la moglie innamoratissima ed eroica di Godard. Hazanavicius, trovando un equilibrio miracoloso tra satira e omaggio, affettuoso sfottò e deferenza, fornisce un ritratto implacabile del vate della Nouvelle Vague: narcisista, possessivo, manipolatore, sprezzante, sempre in bilico tra successo personale e rivoluzione, il regista franco-svizzero si sdoppia tra il suo complicato rapporto coniugale e l'effervescenza del Sessantotto mentre cortei, cariche della polizia, infuocate assemblee nel nome di Mao fanno da sfondo alla storia." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 22 maggio 2017)


"(...) è più una parodia-omaggio che una dissacrazione. In questo simile ai primi film di Hazanavicius, che erano appunto parodie pop dei film di spionaggio anni 60. Privo di un proprio stile, il regista (anche nel suo maggior successo, 'The Artist') rimane un imitatore, ma più sul versante cinefilo che su quello dissacrante. Godard risulta una specie di incrocio tra Buster Keaton, Groucho Marx e il Michele Apicella di Moretti: di volta in volta umorale, impassibile, clownesco. Il fatto è che Godard, oltre a essere un genio (il che dal film non si evince, e forse non è una cosa secondaria), era più originale anche come clown, nelle apparizioni pubbliche e nei film. Le scene in cui questo personaggio un po' da sitcom ripete le sue mattane sono sciocchine ma divertenti. Più che come innovatore, Godard viene celebrato forse inevitabilmente, da un regista-pubblicitario come Hanazavicius, come icona pop: e se le parti più riuscite sono quelle in cui si ironizza sugli stilemi del cinema dell'epoca (...), quando ci si stacca dal giochino cinefilo per far progredire la storia siamo dalle parti delle nostre miniserie su Dalida o Rino Gaetano (...)." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 22 maggio 2017)


"Molta carne al fuoco che però sembra offrire ad Hazanavicius soprattutto il pretesto per qualche gioco grafico e cinematografico «alla maniera di», prigioniero anche lui dei calembour che sono la caratteristica più superficiale del Godard-pensiero (...). Louis Garrel ce la mette tutta nel restituire le pose e la parlata del regista, Stacy Martin offre la sua grazia alla fragile Wiazemslcy, ma alla fine il film sembra scivolare su tutto e tutti, superficiale e gratuito, incapace di affrontare davvero uno dei tanti temi - privati o politici - che pure il Godard di quegli anni visse sulla sua pelle." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2017)


"In Italia, sarebbe come fare un film su Fellini o su Pasolini. E non per venerare ulteriormente i maestri, ma per prenderli in giro. Con l'aggravante che Jean-Luc Godard è ancora felicemente fra noi, benché ritirato e silente in Svizzera. (...) Più che temibile, appare sgradevole e un po' ridicolo: egoista e influenzabile, narcisista ma bisognoso di approvazione. Insomma, non ne esce bene. II film non solo sfotte Godard, ma anche il Sessantotto o almeno, viste con il senno e i disastri di poi, le sue assurdità più palesi. Qualche reduce di professione si è già indignato, per la verità meno di quanto si potesse temere, e forse più in Italia che in Francia." (Alberto Mattioli, 'La Stampa', 22 maggio 2017)


"(...) Michel Hazanavicius tira fuori un film superficiale e macchiettistico, che vuole affettuosamente demolire l'icona accarezzandola in maniera ruffiana allo stesso tempo, banalizzando le sue invenzioni formali, raccontando i lati più ruvidi e oscuri del suo carattere come se non li conoscesse nessuno. Non è questione di lesa maestà: ma di occasioni sprecate, e di mancanza di sostanza. I toni di 'Le Redoutable' potevano essere giusti per far emergere quella parte del genio del regista che stava nel prendere in giro tutto e tutti col suo cinema e le sue azioni: il Godard simpatico e diabolico paravento che, non a caso, voleva azzerare tutto il cinema precedente tranne Jerry Lewis e i fratelli Marx. Una cosa è certa: Godard quello vero, sta sogghignando beffardo." (Federico Gironi, 'Il Messaggero', 22 maggio 2017)

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