L'INTRUSA

L'INTRUSA

GIOVEDI  28 settembre  spettacolo unico ore 21.15

VENERDI 29  settembre  spettacolo unico ore 21.15

GIOVEDI  30 settembre spettacolI ore 16.00 - 18.00 - 21.15

DOMENICA 1 ottobre  spettacolI ore 16.00 - 18.00 - 21.15


ITALIA, 2017 -  95 min.

Produzione: TEMPESTA/CARLO CRESTO-DINA IN COPRODUZIONE CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON AMKA FILMS PRODUCTIONS, CAPRICCI, RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA, ZDF-DAS KLEINE FERNSEHSPIEL/ARTE

Distribuzione: CINEMA di Valerio De Paolis


Regia: Leonardo Di Costanzo

Attori: Raffaella Giordano - Giovanna, Valentina Vannino - Maria, Martina Abbate - Rita, Anna Patierno - Sabina, Marcello Fonte - Mino, Gianni Vastarella - Giulio, Flavio Rizzo - Vittorio, preside, Maddalena Stornaiuolo - Carmela, vedova Crispello, Riccardo Veno - Sessa, Emma Ferulano - Claudia, Giovanni Manna - Tommaso, Vittorio Gargiulo - Ciro, Alessandra Esposito - Ernestina, Flora Faliti - Raffaella, nonna di Ernestina, Francesca Zazzera - Patrizia, mamma, Maria Noioso - Bianca, mamma, Christian Giroso - Amato, Carmine Paternoster - Amitrano

Sceneggiatura: Leonardo Di Costanzo, Maurizio Braucci, Bruno Oliviero

Fotografia: Hélène Louvart

Musiche: Marco Cappelli, Adam Rudolph

Montaggio: Carlotta Cristiani

Scenografia: Luca Servino

Costumi: Loredana Buscemi

Suono: Maricetta Lombardo - (presa diretta)

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Giovanna, settantenne dinamica e combattiva, è fondatrice del centro associativo e ricreativo "la Masseria" a Napoli, che si occupa d'infanzia a rischio, ma che è anche un luogo a riparo e alternativo alle logiche mafiose del quartiere circostante. Una giovane madre Maria, giovanissima moglie di un killer arrestato per l'omicidio di un innocente, occupa con i suoi due bambini, una casupola abbandonata all'interno del centro. La loro presenza provoca malcontenti e ostilità tra i genitori e insegnanti che mettono a rischio l'esistenza stessa del centro. Ma la scelta di Giovanna è più difficile. Chi ha bisogno di più aiuto?

CRITICA

"Venuto dal documentario e attento alle ragioni dei più deboli e indifesi - a cominciare dai bambini -, Leonardo Di Costanzo sembra farsi un punto d'onore nell'usare il suo cinema per illustrare quello che altrimenti rischierebbe di essere dimenticato, raccontando la fatica quotidiana dell'impegno, la volontà di non cedere all'abuso, la pratica del rispetto. Che a volte prendono la forma di una impossibile fiaba (come in 'L'intervallo'), altre quella di un viaggio dentro faticose pratiche quotidiane di resistenza come 'L'intrusa' (...) Giovanna voleva solo aiutare una persona che aveva bisogno, ma dopo l'arresto la donna diventa l'«intrusa» che tutti vogliono allontanare. A questo punto il film abbandona la sua cadenza documentaria (insieme alla gentilezza e alla grazia del suo sguardo empatico) per accompagnare lo spettatore dentro le contraddizioni che l'entusiasmo aveva - prima - aiutato a superare: il moralismo di chi si sente migliore, le logiche di autodifesa del gruppo, la ruvidezza dell'«intrusa»: tutti ostacoli che Giovanna tenta di affrontare ma contro cui si trova sempre più in minoranza. E che Di Costanzo mostra con ammirevole onestà ma forse con qualche eccesso didascalico." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 maggio 2017)

"Nel Paese delle fiction su mafia e camorra, della banalizzazione e della retorica, il film di Leonardo Di Costanzo è un'operazione ammirevole. Il regista di 'L'intervallo' continua a raccontare la camorra in maniera mediata, con i toni dell'apologo e i metodi del documentario. (...) La difficoltà del tema e delle scelte estetiche spiega alcune incertezze, ad esempio le scene tra adulti (le visite a una vedova, la scena a scuola) meno felici del resto. Ma 'L'intrusa' è un film bello e importante, di grande lucidità politica." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 23 maggio 2017)

"Come il precedente 'L'intervallo' anche 'L'intrusa' fa accadere la sua narrazione in un unico luogo, il centro ricreativo (che poi è la sede dell'Arci Movie a Ponticelli) a cui rimanda l'interrogativo su cui si fonda il film: permettere a Maria - è il nome della moglie del camorrista - di rimanere insieme ai figli, e assumere l'ambiguità della sua posizione offrendole uno spiraglio verso qualcos'altro - a lei, alla ragazzina rabbiosa che è la maggiore. O cacciarla perché «contamina», porta dentro a un posto quella stessa realtà che vuole contrastare condannandola così alla solitudine. Un dilemma morale che esprime la nostra contemporaneità a partire dalla dimensione dell'accoglienza (...). Di Costanzo però non cerca un giudizio così come non impone una spiegazione. È a quel confronto, e al suo dilemma, che dà corpo, e qui è la sua scommessa. Sono le contraddizioni la sua lente sul mondo e non la linea di un racconto che risponde alle aspettative. (...) La scelta di Di Costanzo, fortemente politica e teorica, è invece affidare il proprio racconto a una messinscena lucida, tesa, che alla «spiegazione» predilige l'interrogativo, e nella fotografia di Hélene Louvart trova una complicità perfetta, capace di illuminare l'improvvisazione del gioco, gli impercettibili passaggi di espressione, il movimento dei corpi nello spazio (orchestrato dal montaggio di Carlotta Cristiani): bimbi, adulti, i sottili e invisibili confini che ne sanciscono la posizione emozionale. L'invenzione di un racconto dentro al nostro tempo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 maggio 2017)

"Meno folgorante del precedente 'L'intervallo', ma ha il merito di concentrarsi con passione e onestà su un tema come quello del volontariato e dell'accoglienza, troppo spesso assenti dal grande schermo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 23 maggio 2017)

"Dopo 'Gomorra', film e serie, e svariati epigoni, il regista Leonardo Di Costanzo sposta la macchina da presa, cambia occhio e posizione morale: la camorra non è in primo piano, non è sullo sfondo, è con la società civile in campo medio. Non è differenza da poco, è tutto (...) 'L'intrusa' ribadisce la misura di Di Costanzo: personaggi che sono persone, realtà per scrittura, primato della scena sull'effetto. (...) 'L'intrusa' non è statico ma riflessivo, non è elusivo ma comprensivo: potrà non far spellare le mani, ma la sua irresolutezza non è del cinema bensì della realtà che inquadra. Ed è fatto antropologico, occorrenza sociale non differibile." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 maggio 2017)

"Leonardo Di Costanzo firma un film di grande verità che si interroga sulla sottile linea che divide integrazione e emarginazione. Protagoniste Raffaella Giordano (storica danzatrice della compagnia Sosta Palmizi) e l'esordiente Valentina Vannino." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 23 maggio 2017)

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