MA CHI HA DETTO CHE NON C'E'

ASSALTO AL CIELO

MERCOLEDI 29 novembre

Gianfranco Manfredi presenta il suo ultimo libro

Ma chi ha detto che non c'è. 1977 l'ano del big bang


ore 18.30 

Libreria NINA - Via Mazzini 54 Pietrasanta (LU)


ore 21.15 

Cinema Scuderie Granducali Seravezza (LU)

a seguire proiezione del film 

QUELL'OSCURO OGETTO DEL DESIDERIO di Luis Bunuel


RASSEGNA IMMAGINI DEGLI ANNI '70


Agenzia X. Un laboratorio editoriale, un luogo partecipativo e connettivo che mette in relazione diverse intelligenze e i saperi espressi dalle culture underground. I titoli pubblicati da Agenzia X sono frutto di ricerca e sperimentazione tra saggistica e narrativa. Ogni libro viene concepito insieme all’autore e poi promosso con presentazioni ed eventi negli ambienti più trasversali. Agenzia X organizza ogni anno, presso il centro sociale occupato Cox 18, il festival Slam X.

X è la lettera dell’alfabeto che richiama l’acronimo ics, ovvero Idee per la Condivisione dei Saperi. Ma resta anche un’incognita da continuare a esplorare.


Gianfranco Manfredi. Scrittore, filosofo, cantautore, sceneggiatore di numerosi film e di decine di storie a fumetti esportati in tutto il mondo. Negli anni settanta ha inciso gli album Ma non è una malattia e Zombie di tutto il mondo unitevi . Tra i suoi tanti romanzi ricordiamo Magia Rossa (Feltrinelli) e Piccolo diavolo nero (Tropea).


1977 l'anno del big bang

il nuovo libro di Gianfranco Manfredi

Ma chi ha detto che non c’è è una canzone d’amore che racchiude in sé molte contraddizioni e utopie, ma non si tratta solo di desiderio per qualcosa che forse un giorno ci sarà e che noi non vedremo mai.

Qui, adesso, quello che c’è prendilo tutto.

Ma chi ha detto che non c’è - 1977 l’anno del big bang

Gianfranco Manfredi ha scritto un libro poliedrico e caleidoscopico come un albero dai cento fiori diversi, un libro indimenticabile sul big bang avvenuto quaranta anni fa, una deflagrazione capace ancora oggi di lanciare nello spazio i suoi bagliori, quel 1977 che l’autore ha vissuto da protagonista e che, con maestria, ha saputo riassumere in una canzone. Ma chi ha detto che non c’è non è più solo una canzone ora è anche un libro, uno zibaldone di riflessioni e concetti che esplora i lati più oscuri in un confronto serrato con le vicende di un anno controverso.

Sono affreschi letterari che traggono ispirazione dalla canzone stessa, scritti in una prospettiva storica senza mai limitare lo sguardo ai cliché o alle ideologie, senza perdere l’ironia e la tenerezza che caratterizzano l’intera opera di Manfredi. Sono percorsi inediti alla ricerca di ciò che si presume non ci sia, ma che in realtà sta nel fondo dei tuoi occhi, sulla punta delle labbra , ma anche dentro la nube tossica di Seveso o nel funerale di Mao, nell’esplosione del punk o nella testa del reverendo Jim Jones, nelle contraddizioni tra la guerriglia urbana, l’ala creativa del movimento e la galassia della musica alt(r)a. Sta nella provocazione, nel lavoro della talpa , a Macondo e nel rapporto tra Italia e America Latina, nel femminismo e in Porci con le ali , nella nascita dell’impero del porno o nella febbre del sabato sera. Sta nella battaglia antinucleare e nel blackout di New York, nelle radio libere, in Sandokan, in Ken Parker di Berardi-Milazzo e nel Pentothal di Andrea Pazienza… Sta in tutti questi odori, forme e colori diversi riuniti in una radice comune da una stesura autoriale.

Gianfranco Manfredi

Di tutti i libri che ho scritto questo è quello a cui tengo di più.

Accingendomi a progettarlo avevo fatto la mia brava lista di buoni propositi: non eccedere in autobiografismo, non cedere al flusso dei ricordi (i ricordi ingannano), non cadere nel genere “anni di piombo” (essendo stato il 77 assai di più di una scatola del tempo con dentro una P38 e una confezione di proiettili), tantomeno scadere nel revival celebrativo e sentimentale. Sbagliatissimo sarebbe stato anche ridurre il vissuto collettivo a vissuto generazionale. C’erano più generazioni, all’opera, dai bimbi che nascevano, ai vecchi che se ne andavano. E tutti sono stati protagonisti, a pieno titolo, di quell’anno esemplare e unico.

Dovevo aprirmi al punto di vista degli altri, percorrere con loro sentieri che io non avevo esplorato, rifuggendo però come la peste le rievocazioni zeppe di aneddoti ricostruiti ad arte, di sfoghi postumi, di rancori, di glorificazioni di fulgide imprese a gestione familiare e/o di gruppo… insomma il peggio. Il tempo trascorso mi consentiva uno sguardo più distaccato, oggettivo, storico e più d’insieme!

Mentre accumulavo materiale, studiavo e prendevo appunti, passando da un argomento all’altro sentivo crollare le compartimentazioni di comodo e tornavo a immergermi nel grande disordine di quell’anno. Un disordine totale, tutto e il contrario di tutto, il caos primigenio, un caos incredibilmente creativo, nel quale ogni singola particella era legata all’altra e rimandava all’altra… Un BIG BANG! Un’esplosione che si irradiava fino a noi, qui ed ora. Al di là dei miei intenti di ricostruzione storica, mi capitava di ridere, di commuovermi, di stupirmi, di arrabbiarmi e di restare orripilato. E allora, che sia BIG BANG!

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