MEDITERRANEA

MEDITERRANEA

GIOVEDI 5 ottobre       spettacolo ore  18.00

VENERDI 6 ottobre     spettacolo ore  21.15

SABATO  7 ottobre      spettacolo ore  16.00

DOMENICA 8 ottobre spettacoIo ore  21.15


ITALIA FRANCIA, GERMANIA, USA 2015 -  107 min.

Produzione: MEDITERRANEA FILM, AUDAX FILMS, COURT 13 PICTURES, DCM PRODUCTIONS, GOOD LAP PRODUCTION, LE GRISBI PRODUCTIONS, MAIDEN VOYAGE PICTURES, NOMADIC INDEPENDENCE PICTURES, TIDEROCK MEDIA, TREEHOUSE PICTURES

Distribuzione: ACADEMY TWO

CINEMA SCUDERIE GRANDUCALI omaggio a jonas carpignano 5-8 ottobre 2017

Jonas Carpignano è autore di due corti, A Chjàna e A Ciambra, premiati uno a Venezia e uno a Cannes, dai quali ha tratto altrettanti lungometraggi, Mediterranea e l’omonimo A Ciambra, prodotto niente meno che da Martin Scorsese. Immigrazione, integrazione, povertà, criminalità. Temi difficili approcciati con un realismo la cui autenticità nasce dal contatto diretto con le realtà raccontate ma anche dalla consapevolezza del proprio fare cinema.

Il film A Ciambra, diretto da Jonas Carpignano e con protagonista un ragazzo rom di 14 anni, è stato scelto come candidato italiano all’Oscar per il miglior film in lingua straniera.


Regia: Jonas Carpignano

Attori: Koudous Seihon - Ayiva, Alassane Sy - Abas, Francesco Papasergio - Mommo, Pio Amato - Pio, Vincenzina Siciliano - Marta, Fallou Fall - Adam, Sinka Bourehima - Ahmed, Aisha - Aisha, Adam Gnegne - Mades, Ernest Zire - Arafat, Mary Elizabeth Innocence - Mary, Bilal Fall - Togo, Mimma Papasergio - Mimma, Annalisa Pagano - Cristina, Davide Schipilliti - Rocco, Zakaria Kbiri - Medhi, Koffi Appiah - Benjamin, Norina Ventre - Mama Africa, Naciratou Zanre - Zena, Serigne 'Chico' Baity Kane - Salif, Annalisa Spirli - Annalisa

Sceneggiatura: Jonas Carpignano

Fotografia: Wyatt Garfield

Montaggio: Nico Leunen, Affonso Gonçalves, Sanabel Cherqaoui

Scenografia: Paolo Nanni, Alan Lampert

Arredamento: Jasmine E. Ballou

Costumi: Nicoletta Taranta

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 54. 'SEMAINE DE LA CRITIQUE' (CANNES 2015).

 

L'opera prima di Jonas Carpignano, che amplia e sviluppa l'ottimo cortometraggio del 2012 A Chjàna, affronta con semplicità e rigore il tema dell'immigrazione. Il viaggio di Ayiva e Abas dal Burkina Faso all'Italia, attraverso il deserto e il mar Mediterraneo, è il cammino rischioso e disperato dei tanti migranti che cercano in Europa una nuova vita trovando solo miseria e violenza. Punto d'arrivo dei protagonisti è la Rosarno del 2010, all'epoca della protesta dei braccianti agricoli stranieri e della caccia all'uomo ingaggiata dagli abitanti della città.

Ayiva lascia il Burkina Faso per cercare di raggiungere l'Italia dove spera di poter trovare un lavoro che gli consenta di aiutare sua figlia che è ancora una bambina e sua sorella che se ne occupa. Parte come clandestino con l'amico Abas e, dopo la traversata del deserto in Algeria, si imbarca. Trova lavoro come raccoglitore di arance a Rosarno in Calabria. Le difficoltà sono numerose ma si accrescono quando parte della popolazione locale aggredisce gli immigrati.

Jonas Carpignano è figlio di un italiano e di un'afroamericana. Non è quindi difficile comprendere come un tema come quello delle nuove schiavitù e delle reazioni che suscitano in Italia lo abbia interessato al punto di aver abbandonato l'idea di realizzare un cortometraggio in materia in favore di un'opera di durata maggiore.

Il suo è un punto di vista decisamente interessante perché decide di andare a leggere i rapporti tra migranti e popolazione locale non nell'ormai tristemente stereotipo 'nord' bensì a Rosarno, in Calabria. È lì che, come molti ricordano, scoppiò nel 2008 il primo conflitto esplicito e cruento tra migranti e cittadini.

Quattro anni dopo, nel 2012, c'erano ancora mille extracomunitari nell'area impiegati come manodopera stagionale a basso costo per  raccolta di agrumi. Carpignano è molto efficace nel raccontare il viaggio della speranza dei suoi due protagonisti ai quali offre due personalità ben delineate. È altrettanto bravo nel ritrarre alcuni atteggiamenti da parte degli italiani che vanno dallo sfruttamento alla carità un po' troppo compiaciuta regalandoci anche il ritratto di un ragazzino già 'adulto' abilissimo nel commercio sempre poco legale. Dove invece sembra non avere abbastanza messo a fuoco le idee è sulle cause dello scontro violento. Lo spettatore viene così messo in condizione di comprendere bene i diversi stati d'animo degli africani ma non gli viene dato modo di comprendere le cause profonde che sono state, da parte di alcuni abitanti di Rosarno, alla base delle azioni di intimidazione che sfociarono in una reazione altrettanto violenta degli immigrati. Si resta così quasi spiazzati dagli eventi e chi non ne ricorda le cronache non trova un aiuto da parte di un film che riesce però, con la sua scena finale, a ricordarci quanto 'sa di sale lo pane altrui'.