OVUNQUE PROTEGGI

 
 

MERCOLEDI 25 gennaio 2017 ore 21.00

EVENTO


ASPETTANDO LA SENTENZA SULLA STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO

In attesa del pronunciamento della Sentenza di I° Grado del Processo sulla Strage Ferroviaria di Viareggio del 29/06/2009, proiezione del film “Ovunque proteggi ” alla presenza dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio e degli autori del documentario. in una serata organizzata dal GASVEZZA - Gruppo Acquisto Solidale Seravezza, dall’associazione Amici della Terra Versilia, dal Comitato per la Salvaguardia della Biblioteca a Palazzo Quartieri e con il patrocinio del Comune di Seravezza.

"Ovunque proteggi " regia di Massimo Bondielli, scritto da Massimo Bondielli e Gino Martella e prodotto dalla Caravanserraglio Film Factory. Il cortometraggio in 12' minuti racconta la dimensione umana, materiale, sconvolgente e inaccettabile di quanto accaduto la notte del 29 giugno 2009 nella stazione ferroviaria di Viareggio. La strage che ha ucciso 32 persone bruciate vive nelle loro case. Selezionato a 22 festival con 8 premi vinti, " Ovunque proteggi " è tra i documentari italiani più premiati del 2015. Il 21 maggio 2016 a Cannes, Massimo Bondielli e Marco Piagentini hanno ritirato il premio di Best Documentary vinto al Global Short Film Awards di New York . Nella motivazione del premio si legge: Un film italiano dal messaggio universale . Attualmente, gli autori sono a lavoro sul documentario dal titolo " Il sole sulla pelle ", che racconterà in un lungometraggio la vicenda della Strage ferroviaria di Viareggio, esplorando con umana curiosità il rapporto che ognuno di noi ha con il dolore, le grandi paure e i grandi sogni.


ITALIA - 2015. Durata: 11'30'' 

Produzione: Caravanserraglio Film Factory


Regia: Massimo Bondielli

Aiuto regista: Luigi Martella

Sceneggiatura: Massimo Bondielli e Luigi Martella

Fotografia: Matteo Castelli

Musica: Egildo Simeone

Suono: Gianluca Cavallini

Interpreti: Livio Bernardini, Daniela Rombi, Marco Piagentini, Walter Ubaldi.

 

Viareggio, 29 giugno 2009. L’Inferno. Trentadue morti, molti dei quali bruciati vivi nelle proprie case. Un incidente sul lavoro, una strage. Rievocando quella tragedia, e in qualche modo rielaborandola, il cortometraggio Ovunque Proteggi ha vinto il Global Short Film Festival di New York. 

Gli ispiratori, oltre che protagonisti del film, sono gli uomini e le donne che hanno dato vita all’associazione dei familiari delle vittime Il mondo che vorrei, la loro forza, la loro tenacia, la loro determinazione, la loro voglia di verità, di giustizia, di vita.

Ovunque Proteggi, diretto da Massimo Bondielli e scritto insieme a Luigi Martella, non è un’inchiesta giornalistica, non è la cronaca di un disastro e non è neanche, o almeno non solo, un film doloroso e rievocativo. È un cortometraggio che, a dispetto di chi inizialmente lo aveva accolto come una produzione e ri-produzione localistica, contiene in sé una rilettura universale sulla necessità e sulla voglia di vivere, anche dopo la tragedia che ha fissato le lancette dell’orologio alle 23.50 di quel 29 giugno.

Perché sono una dichiarazione d’amore alla vita tanto la corsa di chi porta ancora le ferite sul volto, quanto le parole di una madre che ricorda la figlia inghiottita dalle fiamme e che rifiuta qualsiasi indennizzo in denaro ma vuole solo verità, giustizia e norme che permettano a tutti di vivere in sicurezza. Una dichiarazione d’amore che nella seconda parte dello short si può cogliere anche nell’orazione civile di Mario Monicelli, regista de L’Armata Brancaleone e di tanti altri capolavori, legato indissolubilmente alla sua Viareggio. A tal riguardo va sottolineato che la locandina del film è stata creata e donata da Chiara Rapaccini, ultima compagna di Monicelli, mentre Vinicio Capossela ha concesso i diritti della sua canzone Ovunque Proteggi per il titolo. 

“È un film fatto col cuore – dice Massimo Bondielli, registadocumentarista di Massa Carrara – e mi piace pensare che non sia stato io ad aver scelto la storia ma che sia stata la storia ad avermi chiamato, facendo crescere in me, giorno dopo giorno, la necessità di raccontarla. Dietro le immagini ci sono dieci mesi vissuti intensamente con i familiari delle vittime. Un’esperienza di vita”.

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