UNA SETTIMANA UN GIORNO

UNA SETTIMANA UN GIORNO


VENERDI 26 / SABATO 27 maggio

spettacolo unico ore 21.15



DOMENICA 28 maggio

spettacoli ore 18.30 e ore  21.15



ISRAELE 2016  - 98 min.

Produzione: BLACK SHEEP FILM PRODUCTIONS

Distribuzione: PARTHÉNOS


Regia: Asaph Polonsky

Attori: Shai Avivi - Eyal Spivak, Evgenia Dodina - Vicky Spivak, Tomer Kapon - Zooler, Alona Shauloff - Bar, Uri Gavriel - Raphael, Sharon Alexander - Shmulik Zooler, Carmit Mesilati Kaplan - Keren Zooler

Sceneggiatura: Asaph Polonsky

Fotografia: Moshe Mishali

Musiche: Ran Bagno, Tamar Aphek

Montaggio: Tali Halter Shenkar

Scenografia: Yoav Sinai

Costumi: Chen Oshri

NOTE

PREMIO FONDATION GAN ALLA DIFFUSIONE A SOPHIE DULAC DISTRIBUTION ALLA 55. SEMAINE DE LA CRITIQUE (CANNES 2016).

 

Al termine della Shiva - la settimana di lutto - per il figlio scomparso, Eyal viene spinto dalla moglie Vicky a riprendere la loro normale routine. L'uomo però, inizia a frequentare un giovane vicino di casa, amico del figlio defunto, e decide di andare alla scoperta delle cose che davvero valgono la pena di vivere...


CRITICA

"Un film beckettiano sull'assurdità della morte che coltiva confusione e studia l'inutilità del quotidiano che appare in tutto il suo fulgore quando si perde qualcuno. Gli attori riescono ad esprimere tutto ciò e anche altro, un'atmosfera: il miglior complimento." ( Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 maggio 2017 )

"Una 'Stanza del figlio' in versione umoristica ebraica. II regista, nato negli Usa ma cresciuto in Israele, spiega «Per dirla in parole povere mi piace ridere e piangere e ho cercato di mettere insieme le due cose». Ma nello svolgimento il sottile confine tra i due registri è una corda tesa anche grazie allo stile di recitazione dell'attore che interpreta finemente il padre. (...) Una piccola perla." ( Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 maggio 2017 )

"Polonsky affronta (...) il tema tragico del suo film attraverso la commedia, con la levità dell'umorismo che scaturisce dalla «strana coppia» costituita da Eyal e Zooler e dal loro fermo intento di sballarsi. Nel movimento incerto tra dramma e commedia 'Una settimana e un giorno' trova il suo punto di forza ma anche il suo limite principale, senza mai centrare con precisione le atmosfere di entrambi i generi." ( Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 11 maggio 2017)

"Curiosa e sorprendente commedia funebre di grottesco ebraico. (...) A coinvolgere è l'implicito invece dell'esibito, il come invece del cosa: le diverse reazioni al dolore di padre e madre, la malattia evocata nella ricerca di un plaid, la guerriglia con i vicini, la complicità con una bambina, l'incontro al cimitero con l''usurpatore' della tomba." ( Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 11 maggio 2017)

"(...) un film sincero e personale questa opera prima del 33enne cineasta americano Asaph Polonsky (già osannata alla Settimana della critica a Cannes 2016) che affronta con sensibilità un tema sempre difficile da raccontare al cinema." ( Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 maggio 2017 )

"Il film è uno straordinario «road movie» in cui si viaggia materialmente poco, ma tanto attraverso l'umanità e la vita di chi resta. (...) 'Una settimana e un giorno' è una tragicommedia in cui i genitori di un ragazzo stroncato dal cancro cercano di ricominciare a vivere. Polonsky racconta una rinascita dal fondo, e lo fa trovando l'equilibrio tra dramma e commedia, «senza cercarlo» come spiega il regista (...). In questo viaggio nell'assurdità della perdita di un figlio, l'umorismo è la vita che si manifesta anche nel giorno più terribile (...)." ( Ariela Piattelli, 'La Stampa', 17 maggio 2017)