IL PARADISO PROBABILMENTE

IL PARADISO PROBABILMENTE

PROSSIMAMENTE

Regia: Elia Suleiman
Attori: Ali Suliman - Mad man, Elia Suleiman, Holden Wong, François Girard - Poliziotto, Robert Higden - Poliziotto, Alain Dahan
Soggetto: Elia Suleiman
Sceneggiatura: Elia Suleiman
Fotografia: Sofian El Fani
Arredamento: Elise de Blois, Rabia Salifiti
Costumi: Alexia Crisp-Jones
Effetti: Emilien Lazaron - (supervisione)

FRANCIA, CANADA - 2018   97  min.

Produzione: MARTIN HAMPEL, THANASSIS KARATHANOS, MICHEL MERKT, SERGE NOËL, LAURINE PELASSY, ELIA SULEIMAN, EDOUARD WEIL PER ABBOUT PRODUCTIONS

Distribuzione: ACADEMY TWO


Viaggio in diverse località trovando parallelismi inaspettati con la Palestina.

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Sempre più Jacques Tati, Elia Suleiman (ES) scappa dalla Palestina, solo per accorgersi che la Palestina è ovunque. Da Parigi a New York, qualcosa, qualcuno gli ricorda sempre la madrepatria.
In Concorso a Cannes 72 – dieci anni dopo Il tempo che ci rimane - con It Must Be Heaven, il regista palestinese si chiede quale, dove sia il posto che chiamiamo patria, e, silente e per lo più immobile, sguardo sovente in camera, rintraccia la (im)possibile risposta in giro per il mondo, che poi più che mondo è un microcosmo a immagine e somiglianza della natale (28 luglio 1960) Nazareth.
Dunque, tutto il mondo è paese, pardon, Palestina, che siano i poliziotti sui pattini o il segway nella Ville Lumière, i newyorkesi armati fino ai denti, la gara per accaparrarsi una sedia fronte fontana, sempre a Parigi, e così via. Sì, nonostante l’inversione dichiarata – dalla Palestina microcosmo per il mondo al mondo microcosmo per la Palestina – siamo alle solite, ovvero al testimone muto, meglio, (auto)silenziato delle disforie del mondo, ma stavolta la misura pare colma o, meglio, stracca: si sorride, al più, ma oltre alla vis comica manca quella poetica, quella politica. Insomma, ES scappa dalla Palestina per trovare - letteralmente - il luogo comune.
Non casualmente, deve ricorrere all’iperbole – gli americani iper-armati, trovata degna di Benny Hill – o alla spiegazione – i produttori francesi che lo snobbano o, peggio, gli cassano il progetto perché “poco palestinese”. Peccato, malgrado il titolo siamo in purgatorio, anzi, nel limbo. O forse nell’Antinferno degli ignavi?